Masseria Panfresco
Sec. XVII
Il nome di Panfresco nasce dal profumo del pane, non dai documenti del catasto. I contadini arrivavano dalle contrade vicine attirati dal richiamo di quel forno a legna che non conosceva sosta. Era lì che si sfornava il pane destinato a chi restava nelle campagne per l’intera settimana. Il nome si tramandò con naturalezza, offuscando persino quello del proprietario, don Antonio Vessia e dei suoi eredi. Varcata la cancellata d’ingresso, il primo incontro è con una grande pescara in pietra, specchio immobile che raccoglie l’acqua piovana come in un rituale antico. Il viale di pini ed abeti accompagna il visitatore verso la masseria, un corridoio verde che promette frescura e silenzio. Sul lato esterno, un muro di conci corre per sette metri: a un metro e mezzo dal suolo, quattro anelli in pietra raccontano di cavalli legati e strigliati al sole. Alle spalle, la stalla conserva ancora l’eco dei nitriti. La porta carraia introduce nel cuore della masseria, mentre a nord un alto muro, rinforzato da possenti contrafforti, resiste come un bastione contro i venti.
A oriente si alza la dimora padronale, su tre livelli: al piano terra i depositi e le cantine, al primo piano le stanze con un grande finestrone che guarda sul balcone e più su la soffitta, custode di stagioni dimenticate. Sul lato di mezzogiorno, un’altra muraglia protegge i locali che si affacciano sulla corte, dove il lavoro e le voci dei braccianti riempivano l’aria. Al centro della vita comunitaria c’era la chiesetta dedicata a Santa Maria Assunta. Non era solo il luogo della messa domenicale, ma il segno di una devozione che i palesi rinnovavano con la recita delle Cento Croci, alla vigilia della festa dell’Assunta ad agosto. In quella piccola cappella, la fatica dei campi trovava conforto in un gesto di fede condivisa. Il lato di levante custodisce due finestre e un secondo campanile a vela, sormontato da una croce in ferro, semplice e fiera. Era questo il vero cuore della masseria Panfresco: un luogo dove la terra, il lavoro e la fede si intrecciavano in un unico respiro, caldo come il pane appena sfornato.
















