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Madonna di Costantinopoli


Sec. XVIII 

Quando le persecuzioni iconoclaste sconvolsero Bisanzio nel diciottesimo secolo, alcuni monaci basiliani fuggirono portando con sé preziose icone della Vergine Maria, venerata con il titolo di Theotokos. Il loro cammino li condusse fino in Puglia, dove contribuirono alla diffusione del culto della Madonna di Costantinopoli. Si racconta che in questo luogo, un tempo sorgesse una piccola chiesa dedicata alla Madonna, successivamente demolita dai monaci domenicani per far posto al grande monastero e alla chiesa ancora visibili oggi. In memoria di quel culto, in fondo a via Costanza, oggi via Alfieri, fu dipinta un’icona della Madonna di Costantinopoli, realizzata a tempera su intonaco. La Vergine è raffigurata con un abito rosa, un mantello blu e una corona sul capo. Gesù Bambino, anch’egli coronato, siede sereno sulle sue ginocchia. Sullo sfondo, un drappo a forma di corona è sorretto da due angioletti.

L’affresco, ispirato alla tela conservata nella chiesa di San Domenico, è incorniciato da un arco risalente al 1700, costruito per collegare il convento al chiostro. Durante il mese di maggio, sotto questo arco, le donne del quartiere si riunivano ogni pomeriggio per recitare il rosario, secondo la tradizione introdotta dai domenicani. Era un momento di fede e condivisione, che rafforzava i legami della comunità. Il momento culminante del culto si celebrava il primo martedì di marzo, giorno dedicato alla Madonna di Costantinopoli. In quella occasione, l’altare veniva ornato con cura e gruppi di famiglie si mettevano in cammino, a piedi, verso il santuario di Binetto. I palesi chiamavano questa ricorrenza, in modo affettuoso e ironico, la “Festa della Madonna della Pastinaca”, perché sulle bancarelle si vendevano soprattutto carote, trattate quasi come fossero prelibatezze. Così, tra fede, memoria e tradizione popolare, il culto della Madonna di Costantinopoli continua ancora oggi a unire passato e presente, spiritualità e vita quotidiana.

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