Madonna della Assunta
Sec. XVII
Sotto l’Arco dell’Assunta, un tempo conosciuto come “l’Arco di Silvestro”, il tempo sembra scorrere più lento, come se volesse proteggere i ricordi. Silvestro Carlucci, fornaio del paese, cuoceva il pane con la legna e con il cuore, nel suo piccolo forno accanto a quell’arco. Nel passato una bottega, una fontana, un forno erano più che servizi, erano punti cardinali dell’anima del paese. Qui è custodita l’edicola sacra della Madonna dell’Assunta, la stessa venerata nella vicina chiesa di San Sebastiano. È dipinta su intonaco, con colori che sembrano rubati al tramonto: un vestito marrone scuro, una cinta di rose e un ampio mantello azzurro. Intorno al suo volto, una danza di piccoli angeli, mentre lo sfondo si infiamma di giallo e arancio, come un cielo che si apre al mistero. La cornice in cemento non ne spegne la bellezza, anzi, la protegge come farebbe una mano materna.
L’Assunzione di Maria, da secoli, accende l’immaginazione degli artisti, da Tiziano a Rubens, ma qui, sotto questo arco, non serve un museo per sentire la forza del mistero. Serve solo il silenzio di una sera d’estate, la voce di un rosario sussurrato in coro, e l’attesa della festa. Ogni 15 agosto, questo piccolo spazio si trasformava. Un altare fiorito veniva allestito, candele tremolanti illuminavano i volti della gente, e la devozione diventava condivisione. La sera della vigilia, famiglie intere si riunivano sotto l’arco: si pregava, sì, ma poi si rideva, si raccontavano storie, si affettavano meloni e angurie tenuti al fresco in secchi colmi d’acqua e ghiaccio. Era una festa fatta di fede e semplicità, dove il sacro si mescolava con la quotidianità in un abbraccio senza tempo. Ancora oggi, chi passa sotto quest’arco sente qualcosa. Un odore di pane antico, l’eco di una preghiera, la dolcezza dell’attesa. È come se la Madonna dell’Assunta vegliasse silenziosa su quel piccolo angolo di mondo, dove la memoria non svanisce, ma resta appesa tra le pietre e i cuori, come una luce che non si spegne.
