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Palazzi di via Umberto I


L’odierna via Umberto I, nella seconda metà del 1400, era ancora una carrareccia sul tracciato del fossato delle muraglie del borgo medioevale. Ma, da quel momento, la strada venne a delimitare il nuovo Casale detto “dei Greci”, abitato da greco-albanesi qui insediatisi. E su detta strada si affacciava la chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli, con a fianco il Palazzo della famiglia Leone, e poi dei Moncelli, ed alle spalle il “forno vecchio”, detto di Porta Reale, e l’“Hospidale”, per accogliere pellegrini ed assistere poveri ammalati. E per la stessa strada si accedeva al “loco dei molini”ove con le macine fatte girare da muli, si sfarinava il grano. Da allora, la strada prenderà il nome sia di Strada Santa Maria di Costantinopoli che di Strada de Moleni. Alla fine del 1600, si ergerà il nuovo Convento dei domenicani e la loro Chiesa di S. Domenico, e diventerà anche Strada San Domenico. Proprio di fronte alla Chiesa dei Domenicani, si affacciava già nel 1600 un palazzo dell’abate Domenico Cassano, assegnato in dote ad una sorella, sposa del nobile Saverio Maiorana, che nel 1700 lo sopraeleverà, apponendovi sulla facciata lo stemma della famiglia. Al lato, il palazzo del massaro Tommaso di Nardo, assegnato per dote al genero, il massaro Giuseppe Frasca. Una figlia di Giuseppe avrebbe in seguito sposato lo Angelo Curci di Bitonto. Di qui, il Palazzo Frasca-Curci. Dal 1919 al 1965, il Palazzo si trasformerà in un Monastero, ospitando le monache benedettine di San Giacomo in Bari.

Infine, Palazzo Perrone. Nel 1696, il fisico Giacinto Perrone, di Castellaneta, aveva sposato la nobildonna, Giovanna Valentino, che portò in dote delle case. Il figlio Leonardo, nel 1760, volle sopraelevare il Palazzo, dandogli le forme barocche che ancor oggi si ammirano. Nel 1813, la strada assunse grande importanza, quando il Convento dei Domenicani fu trasformato in Palazzo Municipale. Attorno al 1830 la strada sterrata venne selciata, e tra il 1837 e il 1840, proprio il sindaco Michele Maiorana, per consentire alle acque piovane provenienti dalla parte più alta del paese di defluire più facilmente, fece abbattere dei sottani sulla via, realizzandovi tre archi: Vico Frasca, Vico Spitorusso, Vico Madonna del Carmine, che furono decorati con edicole mariane. Agli inizi del 1900 sarà intitolata al re Umberto I.

Scritto da:
Giovanni Lanzellotto

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