Palazzo De Ribera
Sec. XVII
A partire dal 1400, Palo cominciò a trasformarsi. Oltre l’abitato antico, chiamato “Terra Vecchia”, racchiuso nella cinta muraria medievale, le strade si allungarono, sorsero nuove abitazioni e Palo finalmente prese a respirare un’aria di rinnovata vitalità. In questo luogo nacque una nuova “pubblica piazza”, che divenne presto il cuore pulsante del paese. Le taverne accoglievano viandanti e mercanti; nelle botteghe si vendevano olio, formaggi ed altri generi, mentre il martello del fabbro risuonava accanto alla voce del mastro scarparo e al rasoio del barbiere. Nella spezieria, simile a una moderna farmacia, lo “speziale” mescolava con sapienza erbe e spezie, preparando rimedi che sapevano di mistero e di conoscenza antica. La piazza si fece ancora più bella quando nel 1500, all’incrocio con l’attuale via Umberto I, venne eretta la cappella di Santa Maria di Loreto, poi crollata nel 1820. Ogni anno, dal 2 al 10 aprile, e sin dal 1464, la piazza si trasformava in un brulicare di vita per la Fiera di San Francesco di Paola.
Carri e bancarelle riempivano le strade, forestieri e paesani si confondevano tra grida e suoni. Era il momento più atteso, quello in cui Palo si apriva al mondo. Sulla piazza, già dal 1600, si ergeva maestoso il Palazzo che avrebbe preso il nome dal suo illustre proprietario, il nobile napoletano Don Francesco de Ribera. L’edificio custodiva al piano terra un frantoio e una stalla, sul retro un giardino cinto da mura di pietra. Nel 1641 divenne di proprietà del feudatario, il temibile Conte di Conversano, Giangirolamo II d’Acquaviva d’Aragona, il “Guercio di Puglia”. Per lunghi anni fu la Casa del Governatore, luogo in cui si amministravano gli affari pubblici della città. Dal 1700 i sottani del palazzo mutarono più volte destino: divennero bottega del fabbro, di nuovo trappeto, poi stalla e infine osteria. Per un breve periodo, furono adibiti persino a piccolo carcere, con celle umide e sbarre alle finestre che lasciavano filtrare la luce. Nel 1776, il nuovo feudatario di Palo, il principe Giambattista Filomarino, al quale il Palazzo era stato ceduto, decise di trasformarlo, dandogli nuova eleganza e un’impronta più moderna. Le sue modifiche, tuttavia, suscitarono le proteste del Comune, geloso del passato dell’edificio. Pochi anni dopo, nel 1792, il palazzo cambiò ancora padrone: divenne proprietà di Francesco Savino, dottore in legge, segnando così un nuovo capitolo nella lunga storia del cuore di Palo del Colle.
Scritto da:
Giovanni Lanzellotto

