Palazzo Filomarino
Sec. XIII-XVIII
Il 26 luglio 1256 fu ultimato il castello, fatto costruire dal feudatario di Palo, il cavaliere francese Amerigo Savarini, detto “Il Cipriota”. Era stato eretto a maggiore difesa dell’abitato, che circa novant’anni prima era stato già fortificato dai Normanni con mura e porte. Il fortilizio si elevava, in cima al colle, ed era munito di doppia cortina di mura, con merli e feritoie, di quattro torri quadrate angolari, e di fossati. Era possente e inespugnabile, tanto che nel 1349 resse a numerosi assalti dell’esercito ungherese, rinfoltito da agguerriti fanti bitontini. Nel 1400, il castello fu definito “Il falcone di queste contrade”. Dopo il dominio dei milanesi Sforza, dalla metà del 1400 al 1557, anno della morta della regina Bona Sforza, l’erede Filippo II re di Spagna, vendette Palo al figlio del viceré Don Garzia di Toledo, ed in seguito il feudo passò di mano a diversi acquirenti, finché nel 1617 fu acquistato all’asta dal nobile napoletano Tommaso Filomarino, principe di Rocca d’Aspide. Fu nel 1622, che il Feudo di Palo fu assegnato in dote da Tommaso alla propria figlia Isabella Filomarino, sposa del conte di Conversano, Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. Iniziò così il dominio su Palo dei Conti di Conversano, protrattosi fino al 1774, quando, con una transazione, il feudo fu assegnato al nobile napoletano Giambattista Filomarino, duca di Perdifumo e principe di Rocca d’Aspide.
E fu proprio Giambattista a voler connotare, urbanisticamente e architettonicamente, il borgo di Palo, facendo edificare, tra il 1786 e il 1798, sul “Largo del Castello”, un maestoso palazzo, incorporando avanzi architettonici del glorioso maniero svevo, ormai decadente. L’edificio è in stile neoclassico, che richiama il Vanvitelli. Ha un prospetto principale di notevole altezza, con due ordini di paraste doriche sovrapposte e un portale d’ingresso con arco a tutto sesto, sormontato dallo stemma dei Filomarino. Ai lati, sul davanti, due corpi di fabbrica di forma quadrata, mentre sul retro solo uno, che sembrano riprodurre le torri angolari del preesistente castello. Nel 1806 fu decretata l’abolizione della feudalità nel Regno di Napoli. Giambattista morì a Napoli nel 1810 all’età di sessantatré anni e gli successe il figlio Giacomo. Attorno alla metà del 1800, il palazzo, a causa di debiti dei proprietari, fu venduto all’asta a privati. Ma il Palazzo, con la sua bellezza ed imponenza, da allora è rimasto a simboleggiare la severità e il rigore di un Potere Civile, esattore e repressore sì, ma a volte anche magnanimo e generoso, nei confronti dei suoi “vassalli” cittadini, che, in memoria di un passato da preservare, non mancano di nominarlo, ancor oggi, il “Palazzo del Principe”.
Scritto da:
Giovanni Lanzellotto



