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Chiesa di Santa Maria La Porta



Nel cuore di Palo del Colle, dove la pietra racconta secoli di una comunità unita dalla fede, sorge la Chiesa Matrice, dedicata a Santa Maria la Porta. La sua origine risale al XII secolo, ma fu nel Cinquecento, grazie ai contributi e ai sacrifici dei cittadini palesi, oltre alle sollecitazioni della regina Bona Sforza, che l’edificio assunse la maestosità attuale. Ne è testimonianza la presenza degli stemmi della Universitas di Palo sia all’interno che all’esterno della chiesa e che riportano le date, rispettivamente, del 1588 e del 1591, ed il motto “Nescit Otiari Virtus”, cioè “La virtù non conosce l’ozio”. Nel corso del tempo la chiesa ha subìto diverse trasformazioni: era costituita fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso da cinque navate. Ma in quegli anni per ripristinare il primitivo stile romanico vennero demolite le navate laterali esterne e fu abbattuta la torre dell’orologio ottocentesca addossata al prospetto nord della chiesa. Oggi la facciata a frontoni, in stile romanico-pugliese, si impone con un grande rosone tra i rilievi delle figure di Giuditta con la testa di Oloferne e di Ercole che regge la testa del leone sconfitto. Il portale centrale è affiancato da colonne corinzie e da coppie di erme, e nel timpano spezzato troneggia l’immagine di Santa Maria la Porta tra due angeli inginocchiati.

Sul lato nord si innalza il campanile alto 50 metri circa, detto dai Palesi “Lo Spione”, quasi a sottolineare la sua funzione vigile e protettiva. Presenta sui quattro lati bifore, trifore e quadrifore e termina con torrino rientrante, loggetta e parapetto a scacchiera. All’interno, la navata centrale e le due laterali sono caratterizzate da archi a tutto sesto, colonne con capitelli corinzi e graziose trifore dei finti matronei. Una cupola si apre nel presbiterio, mentre l’abside racconta con affreschi di angeli la gloria celeste della Trinità. Nella cripta, accessibile da scale simmetriche, racchiuso da una balaustra vi è il prezioso altare di argento consacrato al Santissimo Sacramento, commissionato dall’omonima Confraternita all’artista napoletano Francesco Avellino, verso la metà del Settecento. In una nicchia sulla parete destra sono conservati i resti di Santa Damaride provenienti dalle catacombe romane. Qui tra esili colonne e volte a crociera, si respira una intimità antica. Ogni 20 giugno la comunità si stringe in preghiera durante la festa della Patrona. La statua della Madonna della Porta, custodita nella chiesa, diventa il fulcro della devozione dei fedeli palesi che riscopre nel suo volto un’identità profonda.

Scritto da:
Luca Tarantino

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