Piazza Santa Croce
Sec. XIII
In mezzo al Largo: così, i cittadini di Palo indicano con espressione dialettale il Largo per antonomasia, la piazza Santa Croce, con la sua forma trapezoidale, definita dai più “il Salotto” di Palo, sia perché è lo storico centro di aggregazione e di passeggio dei cittadini, ove si svolgono le feste patronali e gli incontri pubblici, e sia per la sua suggestiva scenografia architettonica di impianto medievale-rinascimentale. Su tutto e tutti dominano l’alto campanile e la facciata laterale della Chiesa Matrice Santa Maria la Porta, e lo splendido settecentesco Palazzo del Principe Filomarino, ai quali fanno da ali una serie di edifici, alcuni dei quali significativi e ricchi di storia. Si può fondatamente ritenere che questo largo sia sorto con la costruzione del Castello Svevo, ultimato nel 1256, con il mastio centrale circondato da un fossato e da un’alta cinta muraria con porta monumentale, davanti alla quale si era formato uno slargo che dominava la campagna fino al mare. E quella piccola spianata, sulla quale già si affacciava anche la Porta della Terra, tra il castello e la chiesa parrocchiale, per accedere alla “Terra Vecchia”, nel tempo si trasformò in un largo, che man mano, nel volgere dei secoli, sarà circondato da palazzi di un certo pregio, ed alla fine del 1600 anche dalla chiesa barocca del Purgatorio.
Questo slargo era chiamato Largo del Castello, ma anche Largo della Croce, fino alla fine del 1800, quando prenderà il nome di piazza Santa Croce. Qui, infatti, sin dal medioevo, era piantata una croce, molto probabilmente dinanzi all’odierno Palazzo de Leone. Nel 1552, i governanti locali vollero “levare le forche dalla croce”, per collocarle lontano dall’abitato. Era così importante la croce che caratterizzava la piazza, che “Porta della Terra” prendeva anche il nome di “Porta della Croce” e perfino i notai, nei loro atti, a volte indicavano il luogo “sopra la Croce”. Ancora oggi, in questo luogo carico di memorie e di vita, si riconosce il cuore antico di Palo, dove storia e comunità continuano a incontrarsi.
Scritto da:
Giovanni Lanzellotto






