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Chiesa di San Giuseppe



Sec. XIX

Un tempo in questo luogo, chiamato dai palesi “Il lago”, ristagnavano le acque piovane che defluivano dal colle. Con i residui delle saponerie che lo circondavano, soprattutto d’estate, era diventato un luogo insalubre: un serio problema per la salute dei cittadini. La Congrega di San Giuseppe, presente nel borgo già dal 1789, decise di edificare la nuova chiesa nel 1836. Pertanto il sindaco Michele Maiorana, per sanare la zona donò gratuitamente il suolo con l’obbligo per la confraternita di deviare le acque piovane a proprie spese. Il 25 luglio 1837, sotto lo sguardo attento di don Domenico Andriola, fu posta la prima pietra. Il progetto, firmato dagli architetti Domenico Fallacara e dal figlio Vincenzo, prese forma tra mille difficoltà. Le offerte dei fedeli, benché generose, non bastavano. Quando i lavori sembravano destinati a fermarsi, arrivò l’aiuto di Giuseppe Frasca Santeramo, appartenente ad una famiglia illustre di Palo.

E quando lui venne a mancare, fu sua moglie, Domenica Valentini, a portare a compimento l’impresa. Sul lato destro del transetto una memoria lapidea ne ricorda l’opera benefattrice della nobildonna, e sulla trabeazione della facciata della chiesa fu incisa una dedica latina, segno eterno di riconoscenza. Nel 1841, la chiesa in stile neoclassico, fu consacrata. Sobria ed elegante, con una rara pianta esagonale, una facciata scandita da sei lesene e un frontone che la incorona. Nel 1853 fu aggiunto il campanile a completamento dell’opera. All’interno, l’altare maggiore e quattro altari laterali circondano uno spazio centrale, su cui sovrasta una calotta sferica. Nella seconda cappella, a sinistra, la tela Fuga dall’Egitto dipinta nel 1832 da Anna Rolli-De Michele, pittrice romana ma operante a Bitonto, racconta la delicatezza della fede. Completano l’apparato iconografico un Cristo in croce con angeli, una Madonna del Buon Consiglio, un quadro del Crocifisso donato da Giovanni Nardi, la statua lignea di San Giuseppe e una scultura in cartapesta di San Vincenzo Ferreri. Negli anni ’60, alcune vetrate luminose raffiguranti episodi della vita di San Giuseppe, aggiunsero colore e vivacità a questa chiesa, che ancora oggi pulsa al ritmo della comunità che la ama e la abita. Un luogo di fede, bellezza e memoria.

Scritto da:
Luca Tarantino

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