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Monastero delle Benedettine - San Giacomo


Sec. XX 

Il Monastero di San Giacomo di Bari, se in epoca napoleonica venne risparmiato dalle leggi soppressive degli istituti religiosi, più tardi dovette chiudere la propria esistenza con il Regno d’Italia. Nel 1866 e nel 1867 due leggi disposero la soppressione definitiva di tutti gli ordini religiosi esistenti in Italia e l’incameramento a favore dello Stato dei loro beni mobili e immobili. La chiesa fu considerata come sacrestia della cattedrale di Bari e si salvò dalla soppressione, mentre la sede monastica fu affidata alle suore salesiane nel 1918. Nel 1919, le poche monache rimaste, ormai senza una propria sede, sotto la guida della superiora Giuseppina D’Abbicco si trasferirono in Palo del Colle, prima in locali messi a disposizione dalla famiglia Ricchioni e poi in una sede più ampia e decorosa in via Umberto I, nel palazzo della signora Rosa Curci. Negli anni della permanenza palese il numero delle monache e converse aumentò e nel 1939 la madre superiora riprese il titolo di Madre Badessa.

Negli spazi del monastero, le suore, osservanti la regola benedettina “Ora et labora”, avviarono una scuola-laboratorio di taglio, cucito e ricamo, e attività di assistenza per l’infanzia. Negli anni Sessanta, su un terreno precedentemente acquistato da loro in via Bitetto, fu incaricato l’ing. Vincenzo Danisi di progettare il nuovo monastero. Qui le monache vennero accolte dal 2 luglio1965. La chiesa, progettata negli anni successivi dall’ ing. Vito Antonio Tullo, fu celermente costruita ed inaugurata nel 1982. In seguito, per un buon ventennio, si susseguirono i lavori edilizi di ristrutturazione e rifacimenti progettati e diretti dall’architetto Vincenzo Loglisci di Gravina. A questi si deve la veste rinnovata della facciata della chiesa e degli ambienti interni del complesso monastico, compreso il museo. In particolare sulla facciata della chiesa, realizzata con i mattoncini rossi a vista, lo stile medievale toscano viene a fondersi con lo stile decisamente moderno dei rilievi in ceramica bianca e blu sulla parte centrale, raffiguranti il Cristo risorto tra le colombe simboleggianti la pace, opera di Alfredo Verdelocco. Numerose opere d’arte sono presenti sia nella chiesa che nella struttura monastica: oltre a quelle conservate nel museo, vanno segnalati i quadri della Via Crucis e dei Misteri del Rosario, realizzati a ricamo dall’artista locale suor Maria Gabriella Valla.

Scritto da:
Luca Tarantino

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