Casino della Mura
Nel cuore del Settecento, quando la campagna pugliese cominciava a scrollarsi di dosso l’immagine di luogo selvaggio, qualcosa cambiava nel modo di vivere dell’aristocrazia. Le famiglie più influenti abbandonavano le città per ritirarsi, nelle stagioni estive, nelle nuove residenze di villeggiatura: i casini. In questi luoghi si intrecciavano lavoro e svago, contemplazione e potere, natura e rappresentanza. Anche nelle campagne assolate di Palo del Colle si impose questa moda. Tra le dimore più affascinanti, si ergeva il Casino Della Mura, circondato da olivi antichi e silenzi profondi. La sua struttura elegante, con il portale d’ingresso monumentale e i finestroni curvilinei, era l’emblema del prestigio di una famiglia illustre.
Michele Della Mura, nato nel 1812 a Terlizzi, fu l’anima gentile di questa casina. Colto e appassionato, amava i versi di Dante e Leopardi, ma sapeva anche scrivere con ironia pungente quando la politica locale lo esigeva. Sindaco di Palo del Colle, visse la sua vita tra il palazzo cittadino in Piazza Santa Croce e la quiete del casino di campagna, che accoglieva le sue riflessioni, le letture e forse anche i suoi sogni di libertà per un’Italia ancora da unire. Nel cuore dell’edificio, un altare collocato in una profonda abside racconta il bisogno di spiritualità in mezzo alla terra. I locali sotterranei, umidi e freschi, custodivano i frutti della terra: vino, olio, grano. Sulle pietre dell’arco a sesto ribassato, incisa la data: 1816, come un sigillo sul tempo. Oggi, il Casino Delle Mura tace. I segni del tempo e dell’abbandono lo hanno ferito: furti, incuria, vandalismi.




















