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Masseria Ricchioni


Sec. XVI 

A poca distanza dalla contrada Auricarro, un viale alberato si apre come un sipario, guidando lo sguardo verso la corte antistante la Masseria Ricchioni. Un complesso edilizio rurale risalente al XVI secolo. La torre, che domina silenziosa con i suoi due livelli e le soffitte, custodisce secoli di memorie, pur segnati dal tempo e dalle ferite del vandalismo. Intorno, il vento accarezza l’uliveto che circonda la tenuta, mentre il vialetto nascosto conduce alla piscina neviera, un’antica struttura dove un tempo si conservava il ghiaccio, quasi un piccolo scrigno di ingegno contadino. Appena oltre il confine della proprietà, sorge la cappella di famiglia. La facciata a capanna, rivolta a ponente, rivela nella nicchia sulla porta d’ingresso la delicatezza di una Madonna col Bambino affiancata da due angeli. L’interno della chiesetta è coperto da volta a botte e, un tempo, sull’altare era collocato il dipinto raffigurante San Pasquale Baylon. La storia della masseria si intreccia con quella della famiglia Ricchioni, che dimorava in contrada di Auricarro.

Scampata alla distruzione del casale di Auricarro nel 1349, la famiglia ha trovato rifugio nella terra di Palo. Qui si è ben inserita nel nuovo contesto urbano e diversi membri della famiglia hanno assunto cariche importanti (sindaci, patrioti, sacerdoti). La figura che più rimane scolpita nella memoria recente è quella del professor Vincenzo Ricchioni. Uomo di studio e di azione, seppe unire la vita accademica all’impegno politico, sempre con un unico obiettivo: sostenere la dignità e la forza della produzione agraria. Sociologo rurale, visionario del lavoro contadino, egli trasformò la masseria e vaste distese di terra con uliveti, mandorleti, vigneti e frutteti, che ancora oggi parlano della sua dedizione. Camminando tra queste pietre e questi campi, sembra di udire ancora l’eco delle voci, il frusciare delle vesti dei lavoratori, le preghiere innalzate nella cappella. La masseria non è solo un luogo, ma un racconto inciso nel paesaggio: la testimonianza di una famiglia che, tra cadute e rinascite, ha saputo legare il proprio destino alla terra, lasciando un’eredità che profuma di storia, sacrificio e speranza.

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