Villa Mininni (oggi villa delle querce)
Sec. XVIII
Annunciata da una cancellata elegante che introduce a un viale ombreggiato, Villa delle Querce si rivela gradualmente agli occhi di chi vi entra, immersa nel silenzio di un grande parco secolare. Un tempo, alla fine del Settecento, era una casina di caccia appartenuta alla famiglia Mininni, che vi trovava rifugio e svago tra le querce e i profumi della campagna. Fu l’avvocato Giuseppe Mininni, già sindaco di Palo, a trasformarla in dimora familiare. Uomo di ampia visione e tenacia, nel dopoguerra si impegnò a ricostruire il paese ferito: fece ripavimentare Piazza Santa Croce, distrutta dai pesanti mezzi militari degli alleati durante la seconda guerra mondiale; restituì la scuola elementare Forges Davanzati alla sua funzione, dopo l’utilizzo come ospedale militare; avviò la costruzione del mercato coperto e la bonifica del piazzale di Auricarro; infine collegò Palo alla rete fognaria, risolvendo un annoso problema di igiene. Ancora oggi l’ingresso della villa accoglie chi entra con lo stemma araldico dei Mininni, impresso nelle maioliche del pavimento: tre monti sormontati da un elefante rivolto al sole, simbolo di forza e grandezza, accompagnato dal motto “Vigilantia”. Varcata la soglia, ci si trova davanti a due volte affrescate, riscoperte sotto strati di incannucciato e restituite all’ammirazione dei visitatori.
Nel cuore della villa, la “Sala caccia” conserva mobili d’epoca e un’antica cucina in muratura, rivestita di maioliche, che sembra ancora custodire il calore delle famiglie che vi hanno vissuto. All’esterno, un alto muro a secco separa la parte dedicata ai ricevimenti da quella coltivata ad uliveto, quasi a segnare il confine tra festa e lavoro, tra eleganza e tradizione contadina. La villa, modificata più volte nel corso dei secoli, porta oggi i segni di rimaneggiamenti novecenteschi con soluzioni architettoniche ispirate alle costruzioni tipiche del nord Italia, innestate con armonia sul fascino antico delle sue pietre. Oggi le sale eleganti e il verde del grande parco la rendono un luogo accogliente per vari eventi. Ma dietro la sua veste di struttura per ricevimenti resta viva la memoria di ciò che è stata: una casina di caccia, una dimora di famiglia, un frammento di storia intrecciata al destino di un paese. Passeggiando tra i suoi spazi, sembra quasi di udire ancora l’eco delle voci di chi l’ha abitata con orgoglio e amore per la natura.






















